C.V. siciliano 2018/19: chi non era d’accordo

Che le sorti del vigente c.v. siciliano 2018/19 siano travagliate non c’è dubbio, ma che alcuni rappresentanti di Associazioni venatorie ci speculino sopra per fini politici o di “bottega” non c’è dubbio alcuno. 

Vediamo di stabilire la verità partendo da un dato di fatto unanimemente condiviso dalla base dei cacciatori: il c.v. siciliano 2018/19 è (rectius: era) quello a cui da anni ogni seguace di Diana aspirava. Certo, chi si lamenta a prescindere da tutto lo trovi sempre, ma questo è un fatto fisiologico in tema di calendari.

Ciò detto, per alcuni rappresentanti di Associazioni venatorie ogni occasione è buona per screditare altre Associazioni. Ecco, allora, che la colpa delle vicende che stanno gravando sul calendario di quest’anno è di quell’Associazione che l’ha voluto, piuttosto che di quell’altra. 

È vero? Togliamoci ogni dubbio: leggiamo le carte. Quali carte? Semplice, leggiamo il parere delle Associazioni venatorie sulla proposta di c.v. 2018/19 espresso in sede di Comitato Regionale Faunistico Venatorio nella seduta del 17/05/2018. Cosa si legge nel verbale? Si legge che TUTTE le Associazioni venatorie, regionali e nazionali, hanno espresso PARERE FAVOREVOLE a quella proposta, sì che la proposta medesima, grazie all’Assessore Bandiera che l’ha fatta propria, è divenuta l’attuale C.V. 

E allora la si finisca di lanciare accuse, la colpa non è di nessuno, se non di una legislazione per nulla tassativa, che lascia all’interprete, quindi ai Giudici, un potere discrezionale senza misura, tale da consentirgli di trasformare in provvedimenti giurisdizionali i propri convincimenti personali sulla caccia. Non si spiega diversamente, d’altronde, come per il Presidente del Tar Palermo il C.V. 2018/19 era conforme a Legge, e per la seconda sezione dello stesso Tar era illegittimo. 

Dott. Giovanni Di Giunta   

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